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“IL SOGNO OLIMPICO DI SAMIA”

LE CLASSI TERZE AL “CONCORDIA” PER CELEBRARE I “DIRITTI UMANI”

Cinema Teatro “Concordia” – 12 dicembre 2018

Nell’ambito del progetto “LegALI per crescere liberi”, in questo anno scolastico le classi terze della scuola media del “Salvatorelli – Moneta” hanno affrontato il tema dell’emigrazione, come aspetto emblematico del più ampio discorso dei “Diritti umani”: si è voluto così celebrare il Settantesimo anniversario dalla redazione della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (10 dicembre 1948-10 dicembre 2018).
Partendo dalla lettura del libro di Giuseppe Catozzella, “Non dirmi che hai paura”, incentrato sulla vicenda dell’atleta somala Samia Yusuf Omar, annegata nel Mediterraneo prima di riuscire a raggiungere le coste italiane e poter realizzare il suo sogno, è stata sviluppata un’attività, definita appunto “Il diritto di sognare: in viaggio per la vita”.
Il progetto ha previsto poi la visione del documentario “Il sogno olimpico di Samia”, realizzato per la tv olandese dai registi Henk Valk e Angelo Van Schaik, quest’ultimo presente alla proiezione in sala insieme a degli atleti, volontari impegnati in progetti di solidarietà in Africa, per parlare delle proprie esperienze coi ragazzi.

La storia di Samia

Il regista ha basato il documentario su tre filoni principali che ha intrecciato volontariamente e con maestria: immigrazione, con la testimonianza degli sbarchi e dell’accoglienza a Siracusa, storia di Samia, con le interviste alla sorella Hodan e alla zia Mariam, esperienza di Abdul, atleta somalo a Mogadiscio con Samia e poi rifugiato a Todi, ospite della Caritas, che si è allenato con un preparatore atletico dell’Uisport Avis Todi presente all’incontro.
Al centro delle nostre riflessioni Samia Yusuf Omar, una ragazza eccezionale, che ha lottato fino alla fine per i suoi sogni: “magra come un chiodo, che viene da un paese in guerra, senza un campo e senza un allenatore, che si batte con tutte le sue forze e arriva ultima” (G. Catozzella).
Ama la corsa e, nonostante sia costretta a correre avvolta da un burka, crede fino in fondo nella sua attitudine.
Partecipa nel 2008 alle Olimpiadi di Pechino e arriva ultima, diventando un simbolo per le donne somale.
Tenta, poi, di arrivare alle Olimpiadi di Londra nel 2012, ma purtroppo muore il 2 aprile dell’anno stesso nel Mar Mediterraneo, mentre cerca di raggiungere l’imbarcazione italiana.
La sua vicenda, nel documentario, è stata ricostruita anche grazie alle testimonianze rese dalla zia Mariam e dalla sorella maggiore Hodan, raccolte dal regista.
Grazie a questa esperienza abbiamo compreso l’importanza della solidarietà. Anche noi ci saremmo potuti trovare nella stessa situazione di Samia; se ci spostiamo, infatti, in un posto diverso dal nostro, diventiamo anche noi stranieri agli occhi degli altri.
Samia avrebbe voluto coronare il suo sogno a Mogadiscio, in Somalia, ma non vedendo rispettati i suoi diritti, decide di intraprendere “il Viaggio”.
Nel periodo in cui Samia si allenava a Mogadiscio, ha conosciuto Abdul, con il quale ha condiviso la passione per la corsa; a differenza di Samia, il ragazzo è riuscito a sopravvivere al Viaggio, un destino a cui va incontro chi, nella loro terra, vuole darsi un’opportunità di riscatto. È sbarcato sano e salvo in Sicilia, arrivando prima a Bari e poi a Todi, dove è stato allenato da Matteo, presente in sala.

Diletta Angeloni
Vanessa Carboni
Gaia Freschini

Incontro con il regista Angelo Van Schaik

Angelo Van Schaik nasce come giornalista radiofonico in Olanda e giunge a Roma nel 2001, spinto dal suo sogno di lavorare in Italia e qui realizzarsi come regista.
Ha lavorato insieme al suo collega Henk Valk al documentario, con la volontà di dare un volto, una storia ai tanti emigranti che affollano le nostre coste, affinché non siano più considerati solo numeri citati in un articolo ma, per quello che sono, esseri umani.
Alla domanda “Qual è stato il momento più emozionante di questa esperienza?” ha dato una duplice risposta: il momento più toccante che ha vissuto di persona è stato lo sbarco di bambini al porto di Messina. Essendo anche egli padre, si è emozionato e ha realizzato quali grandi difficoltà possano spingere dei genitori ad affrontare un viaggio così rischioso con i propri figli.
Mentre la parte più emozionante del documentario è per lui l’intervista alla zia Mariam, che ha affrontato con Samia il Viaggio, avendo ancora vivi i ricordi e le immagini della morte della nipote.
Questo progetto ha richiesto energie, forza e sacrifici sia da parte dei registi stessi, sia per la famiglia di Samia, che ha rivissuto l’esperienza della morte di una persona cara.
Il regista ha teso a sottolineare, stimolato da un confronto proposto da un alunno con il libro di Catozzella, la differenza tra il suo documentario, che cerca di ricostruire la realtà dei fatti, e le pagine lette in classe, in cui questa viene modificata in modo letterario per renderla più poetica.
Spesso la fantasia e l’immaginazione vanno oltre i fatti accaduti.

Claudia Necula
Sophie Rossini Roscini
Celeste Tomassi

Lo sport a favore dei diritti umani

All’evento erano presenti tre atleti, Matteo, Alessio e Tilla, che hanno scelto di basare la loro vita sui valori dello sport e della solidarietà.
Dopo essersi presentati ci hanno proposto due brevi video, che mostrano le loro esperienze in Kenya e Uganda, dove hanno vissuto per un periodo con gli abitanti, cercando di aiutarli.
Il primo video, infatti, documenta il viaggio in Kenya, compiuto da Matteo e Alessio; qui si sono impegnati a portare istruzione, aiuti sportivi e a donare sorrisi, anche accompagnando i ragazzi per la prima volta nella loro vita al mare, al termine della “terza media”.
Alessio e Matteo dicono che i bambini che hanno conosciuto in Kenya hanno gli occhi ridenti, differentemente da altri ragazzi che hanno visto in Europa, spesso con gli occhi tristi, tristi anche per le paure e le ansie trasmesse dal mondo degli adulti.
Grazie a questa esperienza, i due atleti ci hanno raccontato di aver acquisito la capacità di mettersi nei panni degli altri.
Inoltre ci hanno colpito i risultati ottenuti dal confronto dei dati emersi da un questionario, che loro hanno posto ai bambini europei e a quelli africani, basato sulla domanda “Che cosa vuoi fare da grande?”
L’aspettativa lavorativa dei bambini africani è molto realizzabile e utile alla popolazione: vogliono svolgere, infatti, mestieri come il medico o lavorare nel settore turistico. Al contrario i ragazzi europei tendenzialmente cercano soltanto il successo e la fama.
Il secondo video, invece, ci ha mostrato l’esperienza vissuta da Tilla in Uganda, dove ha portato sport e divertimento ai ragazzi che, con il tempo, sono diventati per lei una “famiglia”.
Qui Tilla ha scoperto la forza dei ragazzi, che si allenavano con lei per una maratona di dieci chilometri, dimostrando che nulla è impossibile, se si ha la forza di volontà e che “Sport is a human right”.
Alessio ha, infatti, detto che molto spesso noi ci poniamo dei limiti, pensando di non potercela fare. Le persone sole come Samia cercano di fare sempre meglio, superando di molto quelle che erano le proprie aspettative di riuscita.

Anna Alessandrelli
Gioele Antognoni
Arianna Mattelli
Giovanni Possanzini
Andrea Sisti

Un pensiero finale…

Per immigrazione intendiamo tutte quelle persone che ogni giorno lasciano il proprio Paese d’origine, la propria Terra natale, conoscendo tutti i rischi a cui vanno incontro, per inseguire i propri sogni e le proprie attitudini; infatti, il sogno può diventare lo scopo di una vita, anche se può essere raggiunto solo se ci si impegna, se si dà il massimo di noi stessi e si fanno sacrifici per portarlo avanti…
L’immigrazione è uno dei temi più trattati oggigiorno e con questa esperienza siamo riusciti a dare un volto a quelli che, in televisione, sono soltanto numeri.
Abbiamo scoperto che questi volti non sono tutti criminali, ma persone, con una loro storia di vita, che inseguono un sogno, un sogno che pensano di poter realizzare in Europa, rimanendo spesso delusi.
Molti ragazzi, ascoltando e conoscendo gli atleti coinvolti, e forse incuriositi dai loro progetti, chiederanno informazioni su di essi e … chissà se un giorno, durante uno di questi viaggi, si incontreranno.

I ragazzi delle Terze